SCHEDA TECNICA

  • Durata: 5 giorni
  • livello: medio
  • Attività: Trekking, nozioni interattive su flora e fauna, orienteering e nozioni di sopravvivenza in ambiente ostile.
  • Partenza: Novate Mezzola
  • Arrivo: Chiesa Valmalenco
  • Categoria: Refuge trekking
  • Sistemazione: Rifugi
  • Altitudine max : 2.950 mt
  • Periodo migliore: Giugno Luglio Agosto Settembre
  • Ore di camminata: 4-6.

– Accompagnatori: una Guida AMM

Il Sentiero Roma è una delle alte vie più belle offerte dalle Alpi. Il fascino delle torri di granito, di valli selvagge e dei costoni rocciosi sono di una bellezza unica e irripetibile e catturano ad ogni passo chi percorre questo tragitto.

La Valmasino, una delle principali valli laterali della Valtellina, esercita sugli appassionati un’attrazione irresistibile in un ambiente d’alta montagna unico.

Lungo la testata del Masino corre uno dei più bei trekking delle Alpi, il “Sentiero Roma”, un’escursione in quota tra i 2000 e i 2950 m., che vide la sua nascita nel 1928 quando la sezione di Milano del Club Alpino Italiano decise di collegare i rifugi che aveva costruito nel corso degli anni tra i monti del Badile e del Disgrazia.

Giorno 1

La prima tappa del sentiero Roma parte da Novate Mezzola, poco distante dall’omonino lago, ad una quota poco superiore ai 300 m. Una volta giunti a Novate il parcheggio di partenza del sentiero è raggiungibile seguendo le indicazioni per Val Codera.
La parte iniziale del sentiero sale in maniera decisa all’interno del bosco lungo un bel sentiero in molti tratti “a gradoni”. Il bosco, la pendenza e la quota relativamente bassa sono complici nel rendere il tragitto molto accaldante. Si consiglia quindi di evitare i momenti più caldi della giornata e di partire alle prime ore del mattino.
Raggiunta la località Avedeè il sentiero diventa più dolce e porta in breve tempo alla località di Codera, principale centro della valle.
Si prosegue lungo il fondo valle senza particolari difficoltà, passando a fianco a piccoli centri, fino a giungere al rifugio Brasca.

Giorno 2

Dal rifugio Brasca, seguendo le indicazioni per il passo del Barbacan, si imbocca il sentiero che poco dietro il rifugio subito si addentra nel bosco.
Il sentiero è molto ripido e sale in uno stretto zig-zag, l’accentuata pendenza permette, con fatica, di guadagnare dislivello in breve tempo. Fuoriusciti dal bosco, intorno a quota 2000 m occorre deviare verso sinistra spostandosi sul versante opposto della valle ove si trova il gruppo di case dell’Alpe Averta. Si riprende quindi a salire, ed il tracciato assume le caratteristiche nel tipico sentiero d’alta quota, puntando la bocchetta che sta a sinistra del Barbacan (alla destra si trova il più impervio passo dell’Oro).
Scollinato a quota 2600 m si si è passati dalla Val Codera alla Valmasino e si inizia la discesa seguendo le indicazioni per il rifugio Gianetti. Dopo essersi raccordati con il sentiero proveniente dal rifugio Omio si prosegue verso NE per più di un’ora lungo un percorso lineare, seguendo i sali scendi lungo un sentiero che spesso attraversa grossi massi e placche rocciose come è tipico in Valmasino, fino a raggiungere il rifugio Gianetti ( 2534 m ).

Giorno 3

La terza tappa parte dal rifugio Gianetti, al cospetto degli splendidi Pizzo Badile e Cengalo, attraversando la Val Porcellizzo verso est.
Terminato il tratto pianeggiante il sentiero sale in maniera decisa verso il Passo del Camerozzo, la presenza di corde e catene caratterizza l’ultimo tratto della salita. La discesa sul lato opposto ( nella Val del Ferro ) è il tratto più tecnico di tutto il sentiero Roma, sono presenti catene fisse lungo tutta la discesa. Dapprima seguendo un canalino e poi svoltando verso sinistra il sentiero taglia in diagonale una parete verticale che rende il sentiero molto esposto. E’ raccomandato l’utilizzo di attrezzatura da ferrata e la verifica delle condizioni del tracciato prima di percorrerlo, in particolare riguardo la presenza di neve.
Il sentiero prosegue con leggeri sali scendi attraverso la Val del Ferro, al centro della quale si incontra il bivacco Molteni Valsecchi ( posizionato un centinaio di metri più in basso rispetto al sentiero ).
Si affronta poi il passo Qualido che porta nell’omonima valle con un dislivello decisamente meno impegnativo rispetto al Camerozzo. Attraversata la Val Qualido si supera il passo dell’Averta senza particolare fatica. Prima di raggiunge il rifugio Allievi occorre scendere e risalire la gola, che porta al fondo valle della Val di Zocca, separando il passo dal rifugio. In alcuni tratti sono presenti delle corde.

Giorno 4

La tappa inizia dal rifugio Allievi seguendo la direzione SE e con un modesto dislivello porta al passo del Torrone. Oltre il passo si scende lungo un ripido e stretto canale con l’ausilio di catene. Arrivati in fondo al canale si imbocca il sentiero erboso che scende ancora più in basso di un centinaio di metri (di dislivello) prima di iniziare la risalita.
La salita si accentua man mano che si sale e riprende dopo poco il percorso roccioso, in corrispodenza del bivacco Manzi che si incontra a metà salita.
Oltre il bivacco inizia il nevaio, una volta superato quest’ultimo si imbocca il canale finale che porta al passo del Cameraccio, sempre con l’ausilio di catene. Occorre fare molta attenzione durante la salita, specialmente se la roccia è bagnata.
Il sentiero scende sul lato della Val Cameraccio in maniera più dolce e centrale, seguite sempre i segni rossi sulle rocce. Il percorso prosegue su tratti caratterizzati dalla presenza di grandi massi e senza grandi dislivelli porta al bivacco Kima, un bivacco in muratura molto ospitale posizionato al centro della Val Cameraccio.
Si prosegue verso la Bocchetta Roma, l’ultimo passo della giornata, dapprima scendendo in un avvallamento e poi risalendo sul lato opposto, fino a quando il sentiero si ferma ai piedi di una parete rocciosa che deve essere risalita per raggiungere la bocchetta. Tenete conto che anche se di grado non elevato, quest’ultimo tratto è di arrampicata e non di trekking. E’ quindi necessaria la giusta attenzione e preparazione. Sono comunque presenti catene lungo tutta la risalita.
La Bocchetta Roma è la meta che permette di arrivare nella Valle di Predarossa, al cospetto del Monte Disgrazia, per poi scendere in maniera graduale, lungo un percorso che passa sui sassi, verso il rifugio Ponti.

Giorno 5

Quest’ultima tappa, facoltativa, porta dalla Valmasino alla Valmalenco.
Partiti dal rifugio Ponti, ci si dirige verso la morena del ghiacciao e la si oltrepassa seguendo le indicazioni per rifugio Desio. Occorre guadare il torrente seguendo il percorso del sentiero oppure spostandosi in un punto migliore nel caso ci sia molta acqua.
D’ora in avanti il sentiero continua sempre su roccia e grossi massi, aumentando man mano la pendenza. Salendo sul sentiero compare lo sfasciume che rende faticoso il passo. Appena oltrepassato il passo di Cornarossa si incontra il decadente ex rifugio Desio. Si è quindi lasciata la Valmasino e ci si trova in Valmalenco.
La discesa sul lato opposto nella Val Torreggio ( laterale della Valmalenco ) si percorre seguendo le indicazioni per il rifugio Bosio. Le rocce rosse che vi circondano rendono l’idea di quale sia l’origine del nome del passo. Nel primo tratto sono presenti delle catene di ausilio alla discesa. Il percorso inizialmente caratterizzato da grandi massi diventa più semplice man mano che si scende, fino a giungere alla piana della vallata, a 2000 metri, ove si trova il rifugio Bosio.
Esistono varie vie che scendono dal rifugio, verso Chiesa Valmalenco oppure verso Torre Santa Maria. Per raggiungere Chiesa Valmalenco si percorre la via che piega in direzione NE e che rimane interamente sul versante nord della valle. Il sentiero scende molto dolce fino a Primolo, oppure direttamente a Chiesa Valmalenco nel caso si imbocchi la discesa che passa per l’Alpe Lago.

La quota comprende:
– tutti i pernottamenti in rifugio
– tutte le cene in rifugio
– tutti i pranzi al sacco
– accompagnamento della Guida AMM
– assicurazione e quota associativa

La quota NON comprende:
– spese personali
– spese di rientro anticipato
– chiamate al Soccorso Alpino al di fuori di uno stato di pericolo giudicato dalla Guida AMM
– eventuali mance