Se puoi sognarlo, puoi farlo

La mia storia inizia in un caldo pomeriggio d’estate del 1969.

La mia mamma mi diceva che mentre urlavo verso la Vita le finestre della sala parto erano aperte verso i campi di mais e l’ostetrica fumava.

Sarà per quello che sono così Rock n’ Roll?

Sono nato in Lomellina, il posto più piatto del mondo. Sono sicuro che molti di voi si potranno chiedere come possa essere esplosa in me la passione per la Montagna, essendo nato e cresciuto in un posto dove in inverno l’orizzonte è fatto di nebbia e d’estate dalle muraglie di campi di mais…

Beh, in Lomellina non ci sono solo nebbia, campi di mais e zanzare ma, in un preciso momento dell’anno, compreso tra la fine di Aprile e la metà di Giugno, la mia terra diventa un posto bellissimo: è la “primavera in Lomellina”.

I canali si riempiono di acqua cristallina, l’aria è pulita: non c’è ancora il caldo umido estivo e ovunque è un’esplosione di fiori colorati. Il cielo azzurro e le nuvole si specchiano nelle risaie appena allagate: noi lo chiamiamo “il mare a quadretti”.

Noi Lomellini, nelle giornate pulite di bel tempo, vediamo il Monte Rosa e, per chi lo sa cogliere, è un richiamo magico.

Lassù è iniziato tutto: dalla mia prima salita alla Capanna Margherita, a dieci anni, fino ad ora.

 

Da sogno a reltà

Vivere con lo sguardo al cielo

La mia famiglia ha, da sempre, una casa di vacanza ad Alagna Valsesia, ai piedi del Monte Rosa.

Quando ero bambino, in una piccola frazione vicino alla nostra, viveva un caro amico di mio nonno. Ci veniva a trovare spesso e si chiamava Guglielmo. Era stato una straordinaria Guida Alpina.

Io trascorrevo intere serate a bocca aperta e con gli occhi sgranati ad ascoltare i racconti del nonno e “del Guglielmo”. Volevo andare anch’io in montagna, salire, sentire il vento sul viso, camminare sopra le nuvole.

Vicino alla nostra casa, nella Frazione che si chiama Prati, c’è un masso, alto poco più di due metri, con due alberi vicino. Io da piccolo attraversavo il prato e scalavo il masso, per poi mettermi seduto su uno dei rami degli alberi. Stavo lì a sentire la brezza di mezzogiorno, finchè la nonna mi chiamava per il pranzo. Sognavo di andare in alto.

Poi ci fu un masso più grande, che aveva anche un nome: Pulferstein. Lo scalavo e, quando arrivavo in cima, puntavo un legnetto verso le nuvole.

Vivere con lo sguardo al cielo per me significa non perdere mai l’entusiasmo di quel tempo e io, quando arrivo in vetta, sono ancora quel bambino che puntava il legnetto verso l’azzurro.